Costituita da circa 15.000 oggetti inventariati, di cui 2800 armi, 24.000 fotografie, 287 diari (38.000 pagine), 12.000 libri, 2600 tra manifesti e volantini, 500 stampe, 470 carte geografiche e topografiche, 30 fondi archivistici, 290 documenti musicali, 150 quadri e un fondo di pellicole (250 documenti cinematografici conservati all’Istituto Luce di Roma) la collezione de Henriquez è diventata di proprietà del Comune di Trieste, che l’ha acquisita dagli eredi, nel 1983, e dopo varie vicende, dal 1999 ha trovato sede nella Caserma “Duca delle Puglie” dove in una prima fase sono stati trasferiti solo i mezzi e i pezzi di artiglieria pesante e, dal 2011, anche le raccolte di oggetti e documenti.

Nel febbraio 2012 è iniziato a cura dell’Area Lavori Pubblici – Servizio Edilizia Pubblica – il lavoro di ristrutturazione degli edifici 3 e 4 della Caserma “Duca delle Puglie” (comprensorio di oltre 23.000 mq di cui 11.000 coperti) che, terminato nello scorso inverno, ha permesso di disporre di un consistente spazio (circa 2600 mq) per l’esposizione delle collezioni nel nuovo percorso museale, per i servizi di consultazione della biblioteca, della fototeca e dell’archivio e per gli uffici. Altri 3500 mq saranno disponibili dopo la ristrutturazione, che sta per iniziare, di altri due hangar.

La collezione de Henriquez è costituita da documenti relativi sia alla prima che alla seconda guerra mondiale, ma, considerato che quest’anno ricorre il centenario dello scoppio della Grande Guerra, e in tutta Europa si susseguono iniziative di carattere espositivo e museale sull’argomento, si è ritenuto giusto aprire il nuovo museo dedicando la maggior parte dello spazio disponibile ai reperti relativi al primo conflitto, che sono in alcuni casi, dei pezzi unici e davvero straordinari.
Su proposta del direttore dei Musei civici Maria Masau Dan, che ha guidato il lavoro, il progetto scientifico è stato affidato allo storico Lucio Fabi, autore di significativi studi sulla prima guerra mondiale e collaboratore di importanti musei storici; lo hanno affiancato nelle ricerche e nello sviluppo del progetto la conservatrice del Museo Antonella Cosenzi e lo staff culturale dei Musei civici. Il progetto dell’identità visiva del Museo, del logo e dell’allestimento è di Francesco Messina.

I restauri

Alla base del nuovo allestimento c’è un’importante intervento di restauro dei mezzi e dei pezzi di artiglieria, effettuato dalla “Mauro Vita restauri e conservazione” di Roveredo in Piano, che in soli quattro mesi ha permesso il recupero quasi integrale, con risultati in molti casi sorprendenti, di cannoni, veicoli, strumenti che si trovavano in condizioni di grave e gravissimo degrado anche per essere stati a lungo esposti alle intemperie nelle sistemazioni all’aperto dei primi anni in cui de Henriquez raccoglieva i pezzi.
Alla “Mauro Vita restauri e conservazione” si deve anche un gesto particolarmente generoso nei confronti del museo: il dono del restauro del carro funebre d’epoca, sempre di collezione de Henriquez, che è esposto nella sezione dedicata all’attentato di Sarajevo.

Immagine e allestimento

Il Museo de Henriquez ha un suo logo, ideato dal Polystudio di Francesco Messina, che bene esprime il messaggio consegnato alla storia dal suo fondatore: una lettera H che riprende l’iniziale del cognome, ed è attraversata da una fascia di colori brillanti, che alludono alla bandiera della pace.

Nel progettare la struttura che costituisce l’allestimento del museo, formata da pareti che offrono al visitatore una lunga spiegazione della prima guerra mondiale (in italiano e inglese), corredata da significative immagini tratte dalla fototeca di de Henriquez ma anche da altri archivi, Messina, seguendo il progetto di Fabi, ha voluto creare un percorso narrativo chiaro e “leggero”, quasi in contrasto con la drammaticità espressa dai mezzi di morte che si concentrano nella “navata” centrale dell’hangar. Non mancano certo le crudezze della guerra (non c’è stata censura nella scelta delle immagini) ma volutamente si è puntato su levità e trasparenza, alternando ai testi tavole grafiche che riassumono “i numeri della guerra”, trasmettendo con la sintesi moderna e la spettacolarizzazione dell’ infodesign la consapevolezza dell’entità dei fenomeni narrati e delle loro conseguenze.

I video

La narrazione dei fatti di guerra si giova anche di numerosi contributi filmati tratti da diversi archivi offerti al visitatore in più punti dell’esposizione. Si devono al regista Alessandro Scillitani sia il video (“Funerale della pace”) che accompagna la sezione dedicata al corteo funebre degli arciduchi, sia due mini film su “Guerra di trincea” e “Caporetto”, che offrono della guerra un’immagine poetica e struggente.
Altri documenti filmati sono stati forniti dalla Cineteca del Friuli e dall’Istituto Luce (riferiti sia alla prima che alla seconda guerra mondiale). Questi si potranno vedere al primo piano, nella sezione dedicata alla vita e alla collezione di Diego de Henriquez.

L’articolazione del percorso

La prima parte del “Civico Museo di guerra per la pace Diego de Henriquez”, si apre dunque, secondo il desiderio del suo ideatore, all’insegna di un approccio ampio e complessivo al tema “guerra”, volto al superamento del concetto stesso di conflitto in nome di una consapevole tensione umanitaria verso la pace. Non un museo “di guerra” comunemente inteso, ma il museo della società del Novecento in guerra con i suoi demoni e i suoi orrori, nel lungo e contrastato cammino verso una pace che si spera duratura.
Nel primo hangar restaurato al piano terra trova posto l’esposizione permanente di approfondimento “1914-1918 IL FUNERALE DELLA PACE”, dedicata alla storia del primo conflitto mondiale, che si apre appunto con il corteo funebre di Francesco Ferdinando erede al trono d’Austria-Ungheria, assassinato con la moglie a Sarajevo il 28 giugno 1914, evento che dà inizio alla Grande Guerra. Il carro esposto è, tra quelli conservati da de Henriquez, il più simile per dimensioni e decorazioni a quello che trasportò le spoglie dell’arciduchessa Sofia.
Nell’ampio spazio centrale trova posto l’esposizione pressoché integrale dei cannoni e dei mezzi inerenti al periodo, corredati da testi esplicativi, fotografie, manifesti propagandistici, armi e oggetti d’epoca provenienti dalla collezione H.
Al piano superiore il discorso si fa generale grazie a una sintetica cronologia (“Cento anni di guerre”) che parte dal Novecento e arriva all’oggi. L’esposizione al piano è focalizzata sulla storia di Trieste nella prima guerra mondiale, nel periodo fascista e nel secondo conflitto mondiale fino alla riunione con l’Italia nel 1954. La narrazione cronologica si intreccia con la vita di Diego de Henriquez, fornendo una esauriente sintesi della storia generale e locale.
Al piano anche una grande sala dedicata alle mostre temporanee e altri eventi che in ottobre ospiterà la prima esposizione tematica, dedicata ai giocattoli di guerra visti come espressione di una società che tendeva a inglobare anche l’infanzia in un ideologico universo militarista, ma anche come generale, praticato antidoto contro le pulsioni aggressive infantili.

Vicini al Museo de Henriquez

La realizzazione del nuovo museo ha potuto contare sul contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e su altri sostegni finanziari da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste e delle Assicurazioni Generali. Inizia ora anche la collaborazione con l’Istituto Luce di Roma, che ha garantito la salvaguardia dei documenti cinematografici conservati nel suo archivio e messo a disposizione la prima parte delle riproduzioni digitali, che saranno visibili già per l’inaugurazione.

L’offerta museale nel campo della storia contemporanea

Il Museo della Guerra per la Pace “Diego de Henriquez” arricchisce e completa l’offerta museale della città di Trieste nel campo della storia contemporanea, che – con la Risiera di San Sabba (100.000 visitatori di media) e il Sacrario della Foiba di Basovizza (90.000) – produce la maggiore concentrazione di visitatori dei musei civici. Considerato il numero delle richieste di visita del Museo de Henriquez giunte nel periodo di chiusura, si può ipotizzare abbastanza verosimilmente un risultato di almeno 30-40.000 presenze l’anno. Sarà fatta un’adeguata promozione del museo anche nel mondo della scuola.